Piccoli spunti

Lesmo, 7 Ottobre 2008

 

 

 

In questo nostro tempo, che un Santo PADRE PIO negli anni 50 presagì con quattro parole “confusione d’idee predominio di ladri”, esistono ancora delle belle persone che con coscienza ed onestà portano avanti con sacrificio il loro credo.

 

Oggi la propaganda medica trionfalistica promette la guarigione a tutti, è molto più difficile remare contro corrente e non è certo remunerativo, ciò nonostante PAOLO persegue con determinazione e tra mille difficoltà quello che il padre gli ha trasmesso.

MARCO già negli anni 60 ha rinunciato a curare con le medicine allopatiche ed è ritornato alle cure naturali iniziando coi prodotti delle api,aveva costatato che spesso le cure ufficiali anche in patologie semplici potevano talvolta creare con gli effetti collaterali più danni che benefici.

La stessa constatazione era stata fatta nel XVIII secolo da Hahnemann medico tedesco padre dell’omeopatia.

Definizione di farmaco = veleno, e purtroppo non dipende solo dalla dose ma anche dalla qualità.

Durante la mia carriera ne ho visti togliere dal commercio molti e tanti troppo tardi per l’interesse del produttore. A questo proposito un eminente prof. inglese a domanda: “Pensa che questo nuovo farmaco mi possa far bene?” rispose: “Affrettati a prenderlo perché tra sei mesi non so se farà ancora bene”.

 

Il tenace  PAOLO lo stimo ormai da più di 20 anni e so per certo che non perseguirà mai grandi guadagni, ma senz’altro con la sua attenzione nell’ascoltare e con le sue dolci cure allevierà tanto dolore, i risultati saranno sorprendenti e tanta la vera soddisfazione.

                                                                                                             

 

Cordialmente

 

 

 

 

 

Dott. Giulio Fenaroli

Direttore dal 1980 al 2005 U.O. di Farmacia dell’Ospedale San Gerardo di Monza

23.1.2018 da http://telegra.ph

LETTERA APERTA DEL PROF. GIUSEPPE GENOVESI

Al di là di come si voglia definirla, la “Sensibilità Chimica Multipla” è una patologia in evidente aumento, a causa delle condizioni ambientali progressivamente peggiorate negli ultimi quindici anni.

Ma che cosa è? E’ una malattia che si manifesta con una progressiva intolleranza nei confronti di sostanze chimiche di varia origine, soprattutto se volatili, e tale intolleranza si esprime con una sintomatologia talmente multiforme ed aggressiva a carico praticamente di ogni organo e apparato a tal punto che il paziente, all’inizio incredulo e disorientato, viene completamente sopraffatto dalla situazione.

E’ qui che inizia il pellegrinaggio da un medico all’altro. Dopo avere fatto effettuare al paziente un lungo percorso di analisi di routine spesso seguite da approfondimenti ed esami talvolta invasivi e costosi in termini sia economici che psicologici, già così provato e scioccato da quanto gli sta accadendo, trasformandogli il pellegrinaggio in calvario, il medico scambia la malattia per una nevrosi o peggio per una psicosi e invia il paziente da quello che ritiene lo specialista definitivo, lo psichiatra, o se ritiene di farne a meno addirittura lui stesso gli prescrive degli psicofarmaci senza conoscere alcunché sulla patologia di fronte alla quale si trova.

Così il malato si trova ad affrontare anche lo scetticismo dei parenti, che hanno ovviamente difficoltà a credere in quello che il paziente descrive, soprattutto dopo essersi sentiti dire dal medico: “Occorre che lo portiate dallo psichiatra”. Ed è qui che il carico stress correlato, causa delle esacerbazioni della patologia stessa, avvia il paziente verso acutizzazioni ed alterazioni del quadro che diviene via via sempre più grave, intricato ed apparentemente inaffrontabile.

Studio questa malattia da alcuni anni e sono un medico specialista in endocrinologia, in psichiatria ed in immunologia, e, grazie anche alle ricerche svolte su questa patologia in questi anni, credo di aver raggiunto una competenza sufficiente per permettermi di fare una serie di considerazioni in merito.

Purtroppo mi trovo spesso a confrontarmi con colleghi la cui arroganza è tale da non consentir loro di guardare più in là della radice del proprio naso, nemmeno della punta, medici che negano l’esistenza dell’Mcs pur non conoscendo affatto le caratteristiche genetiche e conseguentemente metaboliche, della malattia, medici che, anziché pensare con la loro testa e, una volta tanto nella loro vita, studiare nel senso più universale del termine, preferiscono riferire le decisioni di “Commissioni” che si auto nominano in ambienti dove la medicina è dominata dalla politica, che scelgono di dichiarare che l’Mcs non esiste. Medici che fanno della loro ignoranza un vanto, che ritengo corresponsabili della grave sofferenza e del disagio che la maggior parte dei malati di Mcs si trova a dover affrontare ogni giorno, corresponsabili della scelta di alcuni di togliersi la vita. Certo, proprio così, chi legge probabilmente non sa che nelle scorse settimane ben due pazienti, disperati, si sono suicidati.

Bene, sappiate tutti allora che L’Mcs esiste ed è legata ad una difficoltà ad eliminare numerosissime sostanze chimiche, una difficoltà sostenuta da mutazioni genetiche presenti in parte dalla nascita ma che non si sarebbero mai espresse in forma di malattia se i malcapitati affetti fossero vissuti in un contesto ambientale idoneo (tanto per capirci chi vivesse in un’isola del pacifico cibandosi di frutta e verdura senza pesticidi, pesci e carni senza conservanti, ormoni, antibiotici e quant’altro, pur avendo la predisposizione genetica non si ammalerebbe mai). In più si dà anche il caso che in determinate circostanze l’inquinamento sia tale da provocare al soggetto un’alterazione genetica ex novo, cioè che non esisteva dalla nascita, che lo fa ammalare.

Le indagini che il sottoscritto, con la preziosissima collaborazione dell’associazione dei malati di MCS, “AMICA”, ponte tra il mio Dipartimento di Fisiopatologia Medica del Policlinico Umberto I di Roma e l’IDI di Roma, istituto questo che possiede laboratori adeguatissimi e soprattutto “know how” adeguato, eseguite dietro mia specifica prescrizione su moltissimi pazienti affetti da MCS, hanno finora prodotto risultati eccezionali che confermano quanto ho appena dichiarato.

Abbiamo una casistica di circa 200 casi, 70 già screenati, che presentano dei risultati incontrovertibili; il 100% dei pazienti possiede infatti un’alterazione funzionalmente molto significativa di un gene che produce un’enzima fondamentale per eliminare i radicali liberi, il 90% circa possiede una spiccata riduzione funzionale di un altro enzima chiave nell’eliminazione dei radicali liberi ed è superfluo dire che, ovviamente, i controlli fatti su persone non affette dall’Mcs, hanno mostrato le alterazioni esaminate solo in circa il 20% dei casi, e la maggior parte delle volte non associate tra di loro come invece accade nell’Mcs.

Ma l’elemento più significativo e paradossale, forse, è che la maggior parte dei malati di Mcs ha un’alterazione funzionale di una classe di enzimi che servono a metabolizzare le benzodiazepine e i neurolettici cioè proprio quella classe di farmaci che i medici ignoranti prescriverebbero ai pazienti, ritenendoli “picchiatelli”; non solo quei farmaci sarebbero inefficaci come sedativi o deliriolitici, ma soprattutto sarebbero estremamente pericolosi su un organismo non in grado di utilizzarli correttamente ed eliminarli adeguatamente.

E’ follia tutto ciò? No, è solo la realtà dei fatti in un Paese in cui non c’è rispetto per la diversità e non c’è cultura per comprenderla; io lotto per tutto ciò e conduco questa lotta, consapevole dei rischi, e la conduco in qualità innanzitutto di uomo: un uomo che è anche medico, e presidente della Società italiana di Psico Neuro Endocrino Immunologia, che da sempre agisce seguendo una linea per la quale le verità scientifiche debbano essere divulgate anziché tenute nel cassetto.

Ed ancora di più conduco questa lotta nella mia qualità di presidente di una associazione per la tutela dei consumatori, la Sos Utenti, che in Italia conta oltre 30.000 iscritti e che ha voluto proprio quali utenti prioritari nel proprio statuto i malati di Mcs, nella consapevolezza delle gravi carenze socioeconomiche, sanitarie ed assistenziali alle quali gli stessi sono soggetti.

Per questo e per evitare che ancora accada tutto ciò, che altre vite siano distrutte o perdute, mi metto a disposizione di qualsiasi network che voglia conoscere i dettagli.

 

Prof. Giuseppe Genovesi